Come imparare a piacersi: l’io allo specchio

di Valentina Sambrotta

imparare a piacersi

L’identità personale e lo specchio sono da sempre legati da un’intima connessione, ricca di luci e ombre, complessità e contraddizioni ma anche di risvolti esistenziali. Il counseling permette di affrontare questa sinergia e di delineare percorsi improntati alla crescita personale e al riconoscimento delle risorse, delle differenze e della libertà di essere consapevolmente se stessi, unici e irripetibili.

Il percorso verso l’accettazione del proprio corpo può essere molto insidioso e, spesso, è necessario imparare a piacersi. A tal proposito, trovo particolarmente d’ispirazione questo brano di Marcia Germaine Hutchinson tratto dal libro Trasformare l’immagine del corpo.

“La lotta con il mio corpo risale alla mia prima infanzia. Qualcosa proprio non funzionava in esso: era troppo largo, troppo tozzo, troppo muscoloso. Mai sarebbe diventato così minuto e delicato da esser giudicato femminile e attraente secondo i canoni prevalenti durante gli anni Quaranta e Cinquanta.

Anche nei periodi di maggior magrezza resta pur sempre robusto e vigoroso. È il tipo di corpo che anche quando non ho un grammo di ciccia addosso sembra sempre in sovrappeso; per le sue inusitate proporzioni mal s’adatta a indossare capi d’abbigliamento già confezionati. E per finire aumenta di peso alla sola vista del cibo, per poi diminuire solo grazie alle più crudeli e ininterrotte privazioni.

L’immagine del mio corpo, il modo in cui lo vedo e lo intuisco cioè, è stata il più grande ostacolo che mi si è parato dinanzi nella vita. Ero ossessionata dal mio corpo e dai suoi scempi, dalla sua devianza, da ciò che risultava socialmente accettabile e da quelli che erano i miei ideali.

Nessun ambito della mia vita sfuggiva ai guasti della mia ossessione. Ho trascorso la maggior parte dei miei quarantatré anni consentendo che le imperfezioni del corpo compromettessero la percezione del vero essere che vi abitava. L’assidua, meticolosa, osservazione di esso mi ha fatto dimenticare che nel suo interno viveva una persona gentile, intelligente e di valore: io”.

Per imparare a piacerti valorizza i tuoi punti di forza

Anche io, come l’autrice, alcuni anni fa avevo un rapporto piuttosto difficoltoso con lo specchio, ero ancora concentrata più su quello che “avrei dovuto essere” che su quello che ero.

Negli anni successivi, ho imparato che la prima cosa che dovremmo osservare sono i nostri punti di forza. Cominciare dagli aspetti che più ci piacciono di noi per imparare a enfatizzarli e valorizzarli, evitando di guardare sempre e solo a ciò che non ci piace.

Focalizzando la nostra attenzione sul mento troppo sporgente, il naso pronunciato o quel brufolo maledetto, perdiamo di vista la nostra immagine complessiva e finiamo per rimuginare sul corpo che si trasforma, perché lo temiamo, non lo accettiamo e rimaniamo legati ad un’immagine ideale che non ci corrisponde.

È importante, invece, essere coscienti che il nostro corpo cambia in continuazione. Potrebbe essere utile tenere un diario, dove annotare e ascoltare le emozioni che ci derivano dal guardarci allo specchio.

Le emozioni sono un dono perché ci comunicano come stiamo, come ci sentiamo e come ci rapportiamo agli altri; incidono però moltissimo anche sul nostro modo di vederci ed è per questo che lavorare sulla propria serenità è importante anche per vedersi meglio.

Come il counseling favorisce il percorso di auto accettazione

Cogliere l’io nella sua interezza, trasformare la nostra immagine corporea attraverso un percorso di ascolto empatico, lavorare sulla propria serenità per vedersi meglio e apprezzare le sfumature delle nostre emozioni attraverso una maggiore conoscenza di noi stessi, sono tutti obiettivi che cliente e counselor possono affrontare insieme, intrecciando una relazione di aiuto armonica, che permetta alla persona di guardarsi allo specchio attraverso una prospettiva differente.

Il counseling viene definito dalla British Association for Counselling “… l’uso professionale e regolato da principi, di una relazione, nell’ambito della quale il cliente è aiutato nel processo finalizzato a facilitare una migliore conoscenza di sé e l’accettazione dei propri problemi emotivi, a portare avanti la propria crescita emozionale e lo sviluppo ottimale delle proprie risorse personali. Lo scopo finale è di fornire al cliente un’opportunità di vivere in modo soddisfacente ed in base alle proprie risorse.

Il counselor è un agevolatore della relazione di aiuto che sostiene il cliente nel processo di consapevolezza per una maggiore autonomia rispetto alle scelte di vita. È un professionista che lavora sulla salute e sul benessere psicofisico, orienta, sostiene e sviluppa le risorse della persona. Permette al cliente di vedersi da un altro punto di vista.

Per approfondire leggi: Gli ambiti di intervento del counseling

Un’esperienza di autoaccettazione 

A questo proposito, qualche giorno fa F.D., una ragazza sensibile, di una bellezza vivace e di una grande dolcezza, ha iniziato uno dei primi incontri di counseling comunicandomi di essere in difficoltà con la sua immagine corporea.

È stato straordinario vedere come l’uso della parola, di una prospettiva differente e la ri-scoperta delle sue risorse, l’abbiano aiutata a concludere l’incontro con un sorriso e con un’energia rinnovata.

Vi lascio con una frase, di Marcel Proust, che ben evidenzia il viaggio verso l’accettazione di se stessi: “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovo occhi”.

Valentina Sambrotta

Valentina Sambrotta

Laureata in sociologia presso l’Università Cattolica di Milano, esperta in psicologia forense e criminologia, counselor della relazione di aiuto (www.valentinasambrotta.com). Fondatrice, presidentessa e insegnante di criminologia presso Associazione Culturale Afrodite (www.icorsidimilano.it). Formatrice in diversi enti, esperta di ascolto e sostegno alle vittime di violenza.
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