3 mosse per vivere il lavoro senza stress

di Ben Messina

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Sull’importanza del lavoro non serve soffermarsi: se vogliamo mangiare e condurre una vita dignitosa serve, e anche tanto.

Tuttavia, lo scopo di trovare un buon lavoro può andare oltre i meri bisogni primari e, senza accorgercene, possiamo dipendere totalmente da lui per soddisfare un altro bisogno naturale: l’autorealizzazione.

Ho usato naturale non a caso poiché, secondo la famosa teoria dello psicologo statunitense Abraham Maslow, l’autorealizzazione è una necessità chiave dell’essere umano, che si trova alla sommità di una piramide e sorge spontaneamente dopo aver soddisfatto, e quindi “scalato”, bisogni primari alla base della piramide stessa, quali cibo e protezione.

Piramide di maslow

Immagine da Wikipedia

Tutto normale allora? Certo, ma bisogna fare attenzione a quello che definisco fenomeno dell’identificazione forzata. Da qui, il primo atteggiamento mentale che ti consiglio di adottare:

1. Allontanati dall’identificazione forzata col tuo lavoro

L’identificazione forzata è quel processo, spesso inconscio, che porta a identificarsi totalmente col lavoro che facciamo o che vorremmo fare.

Così le nostre capacità, spesso il nostro intero status di persona, dipendono strettamente dal successo che riusciamo ad ottenere nella vita lavorativa.

Non riesco a trovare il lavoro che vorrei? Non valgo nulla! Non riesco ad ottenere una promozione? Non valgo nulla! Non riesco a guadagnare quanto vorrei? Non valgo nulla! Non… ok, hai capito il trucco!

2. Non pretendere di avere il pieno controllo sul tuo lavoro

Questo è un punto basilare. Molto spesso pretendiamo di avere il pieno controllo su tutto ciò che facciamo. Viviamo ogni imprevisto e difficoltà come fosse un dramma o una nostra incapacità nel prevedere il rischio. Viviamo nella paranoia di ciò che potrebbe accadere e non gustiamo cosa abbiamo davanti. Questo è ancora più vero in riferimento all’ambito lavorativo.

Il lavoro non dipende interamente da noi: esistono cause di forza maggiore totalmente imprevedibili ed esterne che possono mutare i nostri piani. Ci si può ritrovare con un lavoro che non soddisfa le nostre aspettative o, peggio, senza lavoro. La ben nota crisi economica ne è un esempio, ma possono esserci anche motivazioni di carattere personale e familiare a farci da ostacolo.

Non voglio portarti sfiga, ne fare la sagra del pessimismo, tuttaltro!

Se accetterai l’esistenza di elementi esterni fuori dal tuo controllo, potrai reagire più facilmente agli imprevisti lavorativi, senza accusarti inutilmente ed evitando contraccolpi all’autostima tali da paralizzarti e impedirti di far fronte alla crisi.

Sarai capace di reagire meglio, di rimboccarti le maniche e lavorare concretamente agli elementi che, sì, potrai davvero controllare, come l’impegno e la dedizione nel lavoro.

Allontanerai la rassegnazione e lotterai come un leone, o una leonessa, proprio perché sarai più sereno e consapevole.

3. Non fare del lavoro l’unica ragione di vita

E’ vero che ognuno di noi ha priorità di vita diverse e quello che per me è basilare (ad esempio la creazione di una famiglia) può non esserlo per te (che puoi decidere di mettere il lavoro al primo posto), ma posso garantirti che vivere di solo lavoro, alla resa dei conti, non ha mai reso felice nessuno.

E’ bene, anzi necessario, proseguire con grinta i nostri obiettivi lavorativi, ma dobbiamo farlo senza trascurare chi ci sta intorno e, soprattutto, noi stessi.

E’ fondamentale ricordare che siamo molto più del nostro lavoro e che l’immagine che ci costruiamo di noi, quella cioè con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno davanti allo specchio, non deriva solo da chi siamo come professionisti ma, soprattutto, delle azioni che compiamo come esseri umani.

Tutti noi siamo molto più del nostro lavoro, siamo animali sociali che non riescono a vivere da soli, per quanto magari si sforzano.

Quindi prenditi cura dei te: coltiva un hobby, leggi e, soprattutto, ama e non trascurare chi ti ama. Chiama un amico, chiama tua mamma, regala un fiore a tua moglie o alla tua fidanzata, o un abbraccio a tuo marito anche se non è il 14 febbraio.

Leggi anche: Le 3 maggiori scuse per non iniziare un hobby smontate pezzo per pezzo

Dona gioia, perché tu non sei il tuo lavoro ma molto di più, sei un essere umano e se diventi un ottimo essere umano riceverai una “promozione” che nessuno potrà portarti via.

E tu come vivi il lavoro? Raccontami la tua esperienza nei commenti oppure contattami se hai bisogno di supporto.

Ben Messina

Ben Messina

Dopo una laurea e un master in comunicazione, s'innamora del Counseling e diventa Counselor Professionista CNCP. Crede che ogni persona abbia dentro di sé la forza giusta per superare qualunque ostacolo e intende aiutare chi ne ha bisogno a ri-trovarla. Ama particolarmente la buona tavola, tanto da aver creato un’app di cucina.
Ben Messina

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